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Luci e ombre della Didattica a Distanza

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La quotidianità che siamo sempre stati abituati a vivere è caratterizzata da circostanze, metodi e operazioni così consuetudinarie da essere divenute pian piano capisaldi irremovibili dell’ordinario di ciascuno di noi. La famiglia, la scuola, il lavoro sono tasselli che da sempre inseriamo nella nostra vita tramite procedimenti ormai innati. Ma cosa succede quando tutto quello che abbiamo sempre considerato emblema della normalità smette di esserlo, quando rimodulare le nostre abitudini diventa un problema che necessita un’impellente soluzione?

Se la mattina non potrai più andare a scuola o al lavoro, saranno allora la scuola e il lavoro a venire da te. In tempi “di pace” ciò appare un paradosso, ma quando la distopia diviene realtà, pian piano ci si educa alla convivenza con lo straordinario.

La Didattica a Distanza (DAD) ne è uno degli esempi più chiarificatori; in un mondo immobilizzato dalla pandemia Covid-19, con non poche difficoltà, infatti, cultura e istruzione non si fermano. Simbolo di resistenza, la Didattica online (spesso definita DDE, didattica di emergenza) crea in pochissimi giorni aule e classi online, trasmette lezioni, convegni, webinar (composto di web e [sem]inar), permette lo scambio istantaneo di informazioni, organizza esami e, addirittura, lauree interamente online. Quando la realtà ci separa, la rete ci unisce o, meglio, ci sincronizza. In un mondo digitalizzato in cui un’infinita gamma di informazioni di ogni tipo è a portata di un click, si teme, tuttavia, che lo smart working e lo smart learning divengano sostituti dell’insegnamento “di presenza” che, prima di trasmettere meri contenuti didattici, è sempre stato grande fonte di crescita personale. L’esperienza scolastica e universitaria è senza dubbio garante del rapporto umano presente tra insegnanti e alunni capace, quando autentico, di rivoluzionare del tutto l’approccio allo stesso materiale didattico che viene visto, non solo come mero fine da raggiungere al termine dell’anno accademico, ma come vero trampolino di lancio per la creazione di un pensiero critico validamente prodotto. Le parole di Rita Pierson, insegnante di 40 anni, del suo talk Every kid needs a champion  risultano particolarmente illuminanti. «Sappiamo perché i ragazzi abbandonano gli studi. Sappiamo perché non imparano. Può essere per la povertà, l’assenteismo o l’influenza negativa dei compagni. Sappiamo il perché. Ma una delle cose di cui non parliamo mai, o di cui si parla ben poco, è il valore e l’importanza dei rapporti umani, delle relazioni».

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«Possiamo sopportare un maggior numero di relazioni? Assolutamente. Vi piaceranno tutti i vostri alunni? Certo che no. E sapete che quelli più difficili non sono mai assenti. Mai. Non vi piaceranno tutti, e quelli difficili sono là per un motivo. È il legame. Sono le relazioni. E anche se non vi piacciono tutti, la cosa importante è che non devono mai e poi mai saperlo».

Con la lucida consapevolezza dell’insostituibilità dei rapporti interpersonali nell’ambiente scolastico, tuttavia, è fondamentale in un momento di emergenza quale risulta quello odierno, saper focalizzare il pregio del problema. Se la DAD priva della magia del vivere l’apprendimento, fornisce allo stesso tempo validi strumenti per cogliere del sapere tutte le sue sfumature. Un approccio intelligente (uno smart working per l’appunto) alla realtà telematica permette, infatti, di condividere un elevatissimo numero di documenti, informazioni, esperienze in pochissimi secondi collegando parti del mondo tra loro lontane ad una velocità altrimenti impensabile.

Maria Arena, regista e speaker della scorsa edizione di TedxCatania, durante una diretta Instagram sul profilo di TedxCataniaWomen di cui è stata ospite giorno 13 giugno 2020, ha discusso positivamente della “digitalizzazione della cultura”, così da lei definita, funzionale ad un maggior rispetto dell’ambiente e del pianeta in generale. La DAD, avulsa dalla situazione emergenziale corrente, infatti, con erogazioni ridotte e tipizzate, garantirebbe un ottimo impatto in termini ecologici, un notevole risparmio di tempo ed energie e un’efficienza invidiabile, sarebbe il simbolo di un progresso estremamente positivo se ben sfruttato. «Non mi riferisco alla totalità delle lezioni, ma ad un 20% che, secondo me, sarebbe positivo svolgere online, con la chiara consapevolezza da parte dei professori di non star gestendo conferenze, bensì vere e proprie lezioni interattive», afferma Maria.

È facile e importante cogliere, pertanto, luci e ombre della rivoluzione telematica di cui oggi siamo testimoni per essere in grado di estrapolarne il meglio anche in un futuro, si spera, più sereno in cui la tecnologia possa davvero configurarsi come un valido alleato piuttosto che un acerrimo nemico.

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